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Il labirinto della precarietà

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di Michel Martone

Dicono che nel castello la vita sia comoda, il lavoro sicuro e l’esistenza libera e dignitosa. Dicono anche che nel castello una volta assunti si faccia carriera per anzianità e sia molto difficile essere licenziati. Pensa che, tra i castellani, il best seller del momento si intitola: “Buongiorno pigrizia. Come sopravvivere in azienda lavorando il meno possibile”.

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Un sistema ammalato di egoismo generazionale

patto generazionale

Di seguito l’articolo pubblicato sulla rivista Aspenia n. 40 del 2008

Viviamo in un sistema ammalato di egoismo generazionale. Nel quale i privilegi dei padri vengono pagati con il futuro dei figli, sul quale grava il terzo debito pubblico del mondo. Un egoismo che ha origini antiche e si rinnova di continuo, come ha dimostrato il Protocollo sottoscritto dal Governo e dai sindacati lo scorso anno. Un protocollo che non può essere condiviso per tante ragioni, ma soprattutto perché ha ammorbidito il famigerato scalone, per mandare in pensione due anni prima circa 150.000 lavoratori che non volevano aspettare di compiere 60 anni. Continua a leggere ‘Un sistema ammalato di egoismo generazionale’

Michel Martone su articolo 18, processo del lavoro e licenziamenti collettivi



Il posto di lavoro deve andare a chi se lo merita.

In ogni caso auspico consenso sociale su alcuni punti fondamentali come il processo del lavoro e il problema del dualismo tra outsider e insider che caratterizza il mercato del lavoro italiano.

Chi l’ha detto che è meglio un laureato di 30 anni di un falegname?

Chi l’ha detto che è meglio un laureato di 30 anni di un falegname ?

Questo è uno degli interrogativi  posti durante l’intervento al congresso nazionale di Federmeccanica  a Firenze. Negli ultimi decenni si è “enfatizzato” troppo il lavoro intellettuale a scapito di quello manuale, salvo poi scoprire come non tutto il lavoro intellettuale riesce a trovare occupazione.

Da qui la necessità di rilanciare il valore del lavoro manuale per lo sviluppo e per la ripresa della crescita del nostro paese visto che l’Italia rappresenta la seconda economia manifatturiera d’Europa.

Michel Martone a SkyTG24 sulla riforma del lavoro con Maria Latella



La memoria di un riformista – Conversazione con Gino Giugni

Michel Martone. Conversazione Gino GiugniRipubblico, con infinita tristezza per la scomparsa, una conversazione con il  grande Maestro

In un momento in cui i temi del lavoro tornano ad essere centrali, Gino Giugni ci accoglie nel suo studio per una conversazione poco prima della presentazione del suo ultimo libro, La memoria di un riformista, in cui ripercorre le tappe salienti della sua vicenda personale e professionale nel contesto della storia politica italiana dell’ultimo mezzo secolo: dall’infanzia sotto il fascismo, alla Resistenza, alla lunga attività di studioso di diritto del lavoro e di intellettuale impegnato in politica, fino ad episodi drammatici come l’attentato subito dalle Brigate rosse. Continua a leggere ‘La memoria di un riformista – Conversazione con Gino Giugni’

Siamo tutti outsiders


Di seguito l’articolo pubblicato sulla rivista Formiche n. 2 del 2008

Se un tempo si scendeva in piazza per le ideologie, oggi le persone si mobilitano in massa per le parolacce.

Segno inquietante di un cambio dei tempi ma soprattutto di un cambio di mentalità e di costumi che attraversa, anzi affligge, la società italiana. Nella quale la gente, perso il senso del bene comune, si appassiona e divide maleducatamente, dalle mutande di Corona alle invettive di Grillo o Borghezio.

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Un giovane perso nel labirinto della precarietà

Il 2 aprile dello scorso anno, Norman Zarcone si lanciava dal settimo piano della facoltà di Lettere dell’università di Palermo.

Ad ottobre dello stesso anno, Norman avrebbe dovuto sostenere l’ultimo esame del dottorato in filosofia del linguaggio che si sarebbe concluso a dicembre. Temeva di rimanere senza lavoro. I professori gli avrebbero fatto intendere che nell’ateneo palermitano per lui non c’era futuro.

Aveva 27 anni, cercava un lavoro, voleva sposarsi, ma si è perso nel labirinto della precarietà. Continua a leggere ‘Un giovane perso nel labirinto della precarietà’

Ristrutturazioni aziendali, riduzione del costo del lavoro e nuovi ammortizzatori sociali per superare la crisi

 

La grave crisi produttiva e finanziaria che attanaglia il nostro Paese (e non solo) e che ha spinto il legislatore ad adottare misure di sostegno alle imprese con l’obiettivo di sostenerle in attesa di una ripresa, pone problemi inediti alle aziende nella gestione degli ammortizzatori sociali.

Proprio la crisi, infatti, da un lato palesa squilibri ampiamente noti quali la frammentazione e la stratificazione delle normative del settore che da troppo tempo attendono una riforma complessiva e, dall’altro, la necessità di adattare gli istituti esistenti ad una situazione congiunturale così difficile.

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Chiose a margine del Welfare dei privati

Per far fronte alla drammatica crisi che ha travolto l’economia globale molti auspicano un ritorno dello Stato nell’economia. E dopo un decennio di privatizzazioni selvagge non ci sarebbe niente di male, anzi.

C’ è però un punto che suscita  alcune perplessità.

Come può uno Stato che produce ingiustizie di ogni tipo (generosi baby pensionamenti per alcuni e pensione a 70 anni per altri) ed è appesantito dai difetti di funzionamento e di efficienza denunciati nel corso degli ultimi anni (da “la casta” ai “rapaci”), costituire una valida risposta ai drammatici problemi che questa crisi sta causando a milioni di persone? Continua a leggere ‘Chiose a margine del Welfare dei privati’

La formazione di Michel Martone

Mi fa piacere pubblicare un capitolo del bel libro di Marco Iezzi e Tonia MastrobuoniGioventù sprecata, da poco edito per i tipi di Laterza. Non tanto perchè sono stato incluso tra i giovani di talento insieme a Chloè Cipolletta, Emma Dante, Frida Giannini, Valeria Parrella e Filippo Preziosi. Ma soprattutto perché ci potrete trovare la verità sulla mia formazione.

Forse sono stato un po’ benevolo con me stesso, ma sicuramente questa intervista è molto più veritiera di alcuni offensivi articoli che ho letto in questi giorni.

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Intervista al Professor Michel Martone, di Marco Patruno

Una chiacchierata che ho avuto il piacere di fare con Marco Patruno, pubblicata sul blog generazione.blog.lastampa.it

precariato.jpgL’intervista affronta il rapporto tra precariato e flessibilità. La coesistenza spesso difficile di due mercati. Un mercato del lavoro e un mercato delle opportunità dove sembrano andare paralleli senza che ci sia apparentemente un nesso tra di loro. E infine la questione di una “ricetta ideale” per una flessibilità dal volto decisamente più umano. Non voglio rubare altro tempo ai miei lettori, e vi lascio alle risposte del professore Michel Martone.

Che cosa pensa del precariato giovanile? Precariato e flessibilità sembrano essere diventati due termini sinonimi e facilmente intercambiabili tra di loro. Realtà o e soltanto un’impressione?

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Lavorare per sopravvivere, indebitarsi per consumare

La repentina crisi finanziaria che ha travolto l’economia mondiale segna l’inizio della seconda fase della globalizzazione. Nella quale cambieranno i paradigmi economici, le categorie politiche e i rapporti di forza tra le diverse nazioni. L’America, con Obama, ha già annunciato di voler condividere la propria leadership con i paesi emergenti che, a loro volta, reclamano un nuovo ruolo nello scacchiere globale e vogliono superare gli equilibri cristallizzati a Bretton Woods. Mentre l’Europa, se non troverà la forza di parlare con una sola voce, rischia di diventare marginale.

In attesa di conoscere gli esiti della difficile transizione che dal G20 di Washington dovrà portare al nuovo ordine globale, l’annunciata conclusione del Doha Round entro Dicembre potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione di negoziati commerciali che siano anche veicolo per la diffusione dei diritti del lavoro nei paesi in via di sviluppo.
Un’opportunità per reagire ad una crisi economica, finanziaria e sociale che rischia di travolgere i ceti medi occidentali, migliorando gli standard di vita dei lavoratori dei paesi in via di sviluppo.

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Saranno più veloci i politici o le parti sociali?

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 Per modificare la Costituzione del 1948 è necessario seguire le complesse procedure dall’ art. 138 Cost. Le principali forze politiche si dichiarano disponibili, vediamo quanti anni ci vorranno.

Per modificare la “Costituzione” delle relazioni industriali, ovvero il Protocollo del 23 luglio 1993, è invece sufficiente che le parti sociali e il Governo si siedano attorno ad un tavolo e trovino un accordo sulla riforma della democrazia sindacale e della contrattazione collettiva, per far ripartire le retribuzioni cominciando a premiare il merito e la produttività.

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Il primo maggio degli outsider

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Oggi è il primo maggio. E il sindacato confederale ci arriva piuttosto mal messo.

E’ invecchiato, come dimostra l’età media della base associativa e dei delegati. Demodé, perché, come emerge dai sondaggi di opinione condotti tra i giovani, non riesce a comprendere che la festa del lavoro dovrebbe essere la festa dei lavori, precari o flessibili che dir si voglia. Sotto accusa, perché con un fatturato da multinazionale protegge la casta degli scritti e si dimentica dei più deboli. Perdente, perché, come dimostrano i risultati delle elezioni, non riesce più a condizionare il voto nei quartieri popolari. Recessivo, perché in molti casi subisce l’emoraggia degli iscritti verso altri sindacati, come dimostrano i risultati delle elezioni delle rsu di molte grandi aziende.

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Nous sommes tous indesirables

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Come insegna la tragedia greca e ricordano le lettere luterane di Pier Paolo Pasolini spesso “le colpe dei padri ricadono sui figli”, soprattutto se ereditano un sistema economico malato e indebitato e a crescita zero. I giovani francesi l’hanno capito e, per questo, occupano la Sorbona. Quelli italiani neanche se ne sono accorti ed infatti continuano a scontrarsi tra “fasci” e “compagni”, come se il muro di Berlino fosse ancora in piedi.

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Nel paese dei veto players

da Governo dell’economia e azione sindacale

governo-economia.jpgNel paese dei veto players – dove ogni partitino, ogni formazione sociale e, persino, ogni singolo senatore della Repubblica è in grado di paralizzare l’azione di governo – il sindacato fa troppa politica e così perde consenso a Mirafiori.

Viene contestato e subisce la concorrenza dei sindacati autonomi perché ha abbandonato la vocazione delle origini. Nato come potere eversivo -per proteggere i lavoratori dai poteri del datore di lavoro e da un ordine legale ingiusto – il sindacato si è fatto potere costuito.

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Articolo 18 – Un approccio bipartisan all’ultimo tabù

Per alcuni l’art. 18, o meglio l’istituto della reintegrazione che ne costituisce il fulcro, è la più importante di tutte le tutele perché, sottraendo il lavoratore alla paura di essere ingiustamente licenziato del datore di lavoro, dà senso e sostanza a tutti gli altri diritti del lavoro.
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