Archivio per il tag 'precarietà'

La memoria di un riformista| Conversazione con Gino Giugni

Ripubblico, con infinita tristezza per la scomparsa, una conversazione con il  grande Maestro che è stata pubblicata su “Formiche” nel 2006.

In un momento in cui i temi del lavoro tornano ad essere centrali, Gino Giugni ci accoglie nel suo studio per una conversazione poco prima della presentazione del suo ultimo libro, “La memoria di un riformista”, in cui ripercorre le tappe salienti della sua vicenda personale e professionale nel contesto della storia politica italiana dell’ultimo mezzo secolo: dall’infanzia sotto il fascismo, alla Resistenza, alla lunga attività di studioso di diritto del lavoro e di intellettuale impegnato in politica, fino ad episodi drammatici come l’attentato subito dalle Brigate rosse.

  "La memoria di un riformista| Conversazione con Gino Giugni"

Intervista al Professor Michel Martone, di Marco Patruno

Una chiacchierata che ho avuto il piacere di fare con Marco Patruno, pubblicata sul blog generazione.blog.lastampa.it

precariato.jpgL’intervista affronta il rapporto tra precariato e flessibilità. La coesistenza spesso difficile di due mercati. Un mercato del lavoro e un mercato delle opportunità dove sembrano andare paralleli senza che ci sia apparentemente un nesso tra di loro. E infine la questione di una “ricetta ideale” per una flessibilità dal volto decisamente più umano. Non voglio rubare altro tempo ai miei lettori, e vi lascio alle risposte del professore Michel Martone.

Che cosa pensa del precariato giovanile? Precariato e flessibilità sembrano essere diventati due termini sinonimi e facilmente intercambiabili tra di loro. Realtà o e soltanto un’impressione?

  "Intervista al Professor Michel Martone, di Marco Patruno"

Il labirinto della precarietà

flessibilita-precariato.jpgDicono che nel castello la vita sia comoda, il lavoro sicuro e l’esistenza libera e dignitosa. Dicono anche che nel castello una volta assunti si faccia carriera per anzianità e sia molto difficile essere licenziati. Pensa che, tra i castellani, il best seller del momento si intitola: “Buongiorno pigrizia. Come sopravvivere in azienda lavorando il meno possibile”.

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Siamo tutti outsiders

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Se un tempo si scendeva in piazza per le ideologie, oggi le persone si mobilitano in massa per le parolacce.

Segno inquietante di un cambio dei tempi ma soprattutto di un cambio di mentalità e di costumi che attraversa, anzi affligge, la società italiana. Nella quale la gente, perso il senso del bene comune, si appassiona e divide maleducatamente, dalle mutande di Corona alle invettive di Grillo o Borghezio.

  "Siamo tutti outsiders"

Un sistema ammalato di egoismo generazionale

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Viviamo in un sistema ammalato di egoismo generazionale. Nel quale i privilegi dei padri vengono pagati con il futuro dei figli, sul quale grava il terzo debito pubblico del mondo.

Un egoismo che ha origini antiche e si rinnova di continuo, come ha dimostrato il Protocollo sottoscritto dal Governo e dai sindacati lo scorso anno.

Un protocollo che non può essere condiviso per tante ragioni, ma soprattutto perché ha ammorbidito il famigerato scalone, per mandare in pensione due anni prima circa 150.000 lavoratori che non volevano aspettare di compiere 60 anni.

  "Un sistema ammalato di egoismo generazionale"

Saranno più veloci i politici o le parti sociali?

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Per modificare la Costituzione del 1948 è necessario seguire le complesse procedure dall’ art. 138 Cost. Le principali forze politiche si dichiarano disponibili, vediamo quanti anni ci vorranno.

Per modificare la “Costituzione” delle relazioni industriali, ovvero il Protocollo del 23 luglio 1993, è invece sufficiente che le parti sociali e il Governo si siedano attorno ad un tavolo e trovino un accordo sulla riforma della democrazia sindacale e della contrattazione collettiva, per far ripartire le retribuzioni cominciando a premiare il merito e la produttività.

  "Saranno più veloci i politici o le parti sociali?"

Il primo maggio degli outsider

1maggio.jpgIl Riformista. Oggi è il primo maggio. E il sindacato confederale ci arriva piuttosto mal messo.

E’ invecchiato, come dimostra l’età media della base associativa e dei delegati. Demodé, perché, come emerge dai sondaggi di opinione condotti tra i giovani, non riesce a comprendere che la festa del lavoro dovrebbe essere la festa dei lavori, precari o flessibili che dir si voglia. Sotto accusa, perché con un fatturato da multinazionale protegge la casta degli scritti e si dimentica dei più deboli. Perdente, perché, come dimostrano i risultati delle elezioni, non riesce più a condizionare il voto nei quartieri popolari. Recessivo, perché in molti casi subisce l’emoraggia degli iscritti verso altri sindacati, come dimostrano i risultati delle elezioni delle rsu di molte grandi aziende.

  "Il primo maggio degli outsider"

Nous sommes tous indesirables

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Il Riformista. Come insegna la tragedia greca e ricordano le lettere luterane di Pier Paolo Pasolini spesso “le colpe dei padri ricadono sui figli”, soprattutto se ereditano un sistema economico malato e indebitato e a crescita zero. I giovani francesi l’hanno capito e, per questo, occupano la Sorbona. Quelli italiani neanche se ne sono accorti ed infatti continuano a scontrarsi tra “fasci” e “compagni”, come se il muro di Berlino fosse ancora in piedi.

  "Nous sommes tous indesirables"

Nel paese dei veto players

da Governo dell’economia e azione sindacale

governo-economia.jpgNel paese dei veto players - dove ogni partitino, ogni formazione sociale e, persino, ogni singolo senatore della Repubblica è in grado di paralizzare l’azione di governo - il sindacato fa troppa politica e così perde consenso a Mirafiori.

Viene contestato e subisce la concorrenza dei sindacati autonomi perché ha abbandonato la vocazione delle origini. Nato come potere eversivo -per proteggere i lavoratori dai poteri del datore di lavoro e da un ordine legale ingiusto - il sindacato si è fatto potere costuito.

  "Nel paese dei veto players"

Articolo 18| Un approccio bipartisan all’ultimo tabù

articolo-18.gifFormiche. Per alcuni l’art. 18, o meglio l’istituto della reintegrazione che ne costituisce il fulcro, è la più importante di tutte le tutele perché, sottraendo il lavoratore alla paura di essere ingiustamente licenziato del datore di lavoro, dà senso e sostanza a tutti gli altri diritti del lavoro.

  "Articolo 18| Un approccio bipartisan all’ultimo tabù"



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