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“Importante presentarsi in Europa con un patto sulla produttività”

Agenzia ASCA(ASCA) – Roma, 15 ott – “Bisogna andare al vertice europeo avendo in mano un patto di produttività”. Lo ha detto a Tgcom24 il viceministro del Lavoro, Michel Martone precisando che ”il governo non ha dato ultimatum, ma ha messo in gioco grandi risorse. Le parti sociali hanno una grande opportunità perché la competizione è sempre più  dura e le nostre aziende hanno bisogno di investire. Non credo – ha aggiunto – che sia una battaglia di contrapposizione tra lavoratori e imprenditori. La produttività è un obiettivo che si può raggiungere insieme, altrimenti dividendoci allo scontro perderemmo la sfida della produttività”.

Secondo il viceministro ”è importante presentarsi in Europa con un accordo sulla produttività. Non possiamo aumentare il debito e la produttività del lavoro è la via obbligata per tornare a crescere”.
Per Martone ”qui non si tratta di diminuire i salari, si tratta di migliorare la qualità del lavoro non attraverso automatismi, ma con criteri legati al risultato. Il nostro problema degli ultimi quarant’anni è stato quello che con l’aumento il debito pubblico è calata la produttività e oggi abbiamo tassi d’interesse sul debito troppo elevati.
Dobbiamo uscire dalla logica dei tutti uguali, ma dare di più a chi merita di più. Lavoriamo di più per produrre di più”.

“A giudicare dal Primo maggio il valore del lavoro non si è perso”

Roma, 3 mag. – (Adnkronos/Labitalia) – “A giudicare dal Primo maggio, il valore del lavoro non si è perso. Tutti, imprenditori e lavoratori, erano uniti per lottare contro la crisi internazionale di dimensioni fino ad oggi sconosciute”. Così Michel Martone, viceministro del Lavoro, interviene con Labitalia commentando ‘Il valore del lavoro‘, l’ultimo libro di Antonio Passaro, capo ufficio stampa della Uil e portavoce del suo segretario generale, Luigi Angeletti.

“Purtroppo – spiega – nel mondo l’espansione incontrollata dei mercati finanziari ha tolto, in molti casi, valore al lavoro delle persone dei singoli Paesi. E così è stato per il peso del debito pubblico che noi ci troviamo che, in qualche modo, ha assicurato nel corso degli anni le rendite di posizione: immenso debito pubblico italiano e troppi pochi premi e retribuzioni per chi lavorava”.

“Ma oggi – sottolinea il viceministro del Lavoro – una cosa è sicura: riusciremo a sopravvivere alla più grave crisi economica dai tempi del ’29 solamente se avremo il coraggio di ripartire dal lavoro e di tornare a dare valore al lavoro”.