<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Un benvenuto ai naviganti</title>
	<atom:link href="http://www.michelmartone.org/un-benvenuto-ai-naviganti-180.html/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.michelmartone.org/un-benvenuto-ai-naviganti-180.html?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=un-benvenuto-ai-naviganti</link>
	<description>UNIVERSITA', LAVORO, RICAMBIO GENERAZIONALE</description>
	<lastBuildDate>Tue, 08 May 2012 18:44:43 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
<xhtml:meta xmlns:xhtml="http://www.w3.org/1999/xhtml" name="robots" content="noindex" />
	<item>
		<title>Di: marta ferrara</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/un-benvenuto-ai-naviganti-180.html#comment-68</link>
		<dc:creator>marta ferrara</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 09:21:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.michelmartone.org/un-benvenuto-ai-naviganti-180.html#comment-68</guid>
		<description>Il Prof. è abituato alle mie abbinate scrittura-musica...non mi smentisco neanche ora.L&#039;immagine del blog e, ovviamente, itaka, mi hanno reso l&#039;accostamento più facile. Una canzone, scoperta pochi giorni fa, che starebbe proprio bene vicino alla poesia di Kavafis: &quot;Odysseus&quot;, di Francesco Guccini, dall&#039;ultimo album Ritratti. A mio giudizio una perla. consiglio a tutti la lettura del testo e l&#039;ascolto.

ODYSSEUS
Bisogni che lo affermi fortemente 
che, certo, non appartenevo al mare 
anche se Dei d’Olimpo e umana gente mi sospinsero un giorno a navigare                                                             e se guardavo l’isola petrosa, ulivi,armenti                                                     sopra ogni collina c’era il mio cuore al sommo d’ogni cosa, c’era l’anima mia ch’è contadina.                                  Un’isola d’aratro e di frumento senza le vele, senza pescatori                                                            il sudore e la terra erano argento, il vino e l’olio i miei ori.
 
Ma se tu guardi un monte che hai di faccia 
senti che ti sospinge a un altro monte, 
un’isola col mare che l’abbraccia 
ti chiama a un’altra isola di fronte 
e diedi un volto a quelle mie chimere 
le navi costruii di forma ardita, 
concavi navi dalle vele nere 
e nel mare cambiò quella mia vita, 
ma il mare trascurato mi travolse:sentii che il mio futuro era sul mare                                                                 con un dubbio però che non si sciolse 
senza futuro era il mio navigare 

Ma nel futuro trame di passato 
si uniscono a brandelli di presente, 
ti esalta l’acqua e al gusto del salato 
brucia la mente 
e ad ogni viaggio reinventarsi un mito 
a ogni incontro ridisegnare il mondo 
e perdersi nel gusto del proibito 
sempre più in fondo. 

E andare in giorni bianchi come arsura, 
soffio di vento e forza delle braccia, 
mano al timone e sguardo nella pura 
schiuma che lascia effimera una traccia; 
andare nella notte che ti avvolge,, 
scrutando delle stelle il tremolare 
in alto l’Orsa è un segno che ti volge 
diritta verso il nord della Polare. 
E andare come spinto dal destino 
verso una guerra, verso l’avventura 
e tornare contro ogni vaticino 
contro gli Dei e contro la paura. 

E andare verso isole incantate, 
verso altri amori, verso forze arcane, 
compagni persi e navi naufragate; 
per mesi, anni, o soltanto settimane? 
La memoria confonde e dà l’oblio, 
chi era Nausicaa, e dove le sirene? 
Circe e Calypso perse nel brusio 
di voci che non so legare assieme. 
Mi sfuggono il timone, vela, remo, 
la frattura fra inizio ed il finire, 
l’urlo dell’accecato Polifemo 
ed il mio navigare per fuggire. 

E fuggendo si muore e la mia morte 
sento vicina quando tutto tace 
sul mare, e maledico la mia sorte 
non trovo pace 
forse perché sono rimasto solo, 
ma allora non tremava la mia mano 
e i remi mutai in ali al folle volo 
oltre l’umano. 

La via del mare segna false rotte, 
ingannevole in mare ogni tracciato, 
solo leggende perse nella notte 
perenne di chi un giorno mi ha cantato 
donandomi però un’eterna vita 
racchiusa in versi, in ritmi, in una rima, 
dandomi ancora la gioia infinita 
di entrare in porti sconosciuti prima. 

Marta</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il Prof. è abituato alle mie abbinate scrittura-musica&#8230;non mi smentisco neanche ora.L&#8217;immagine del blog e, ovviamente, itaka, mi hanno reso l&#8217;accostamento più facile. Una canzone, scoperta pochi giorni fa, che starebbe proprio bene vicino alla poesia di Kavafis: &#8220;Odysseus&#8221;, di Francesco Guccini, dall&#8217;ultimo album Ritratti. A mio giudizio una perla. consiglio a tutti la lettura del testo e l&#8217;ascolto.</p>
<p>ODYSSEUS<br />
Bisogni che lo affermi fortemente<br />
che, certo, non appartenevo al mare<br />
anche se Dei d’Olimpo e umana gente mi sospinsero un giorno a navigare                                                             e se guardavo l’isola petrosa, ulivi,armenti                                                     sopra ogni collina c’era il mio cuore al sommo d’ogni cosa, c’era l’anima mia ch’è contadina.                                  Un’isola d’aratro e di frumento senza le vele, senza pescatori                                                            il sudore e la terra erano argento, il vino e l’olio i miei ori.</p>
<p>Ma se tu guardi un monte che hai di faccia<br />
senti che ti sospinge a un altro monte,<br />
un’isola col mare che l’abbraccia<br />
ti chiama a un’altra isola di fronte<br />
e diedi un volto a quelle mie chimere<br />
le navi costruii di forma ardita,<br />
concavi navi dalle vele nere<br />
e nel mare cambiò quella mia vita,<br />
ma il mare trascurato mi travolse:sentii che il mio futuro era sul mare                                                                 con un dubbio però che non si sciolse<br />
senza futuro era il mio navigare </p>
<p>Ma nel futuro trame di passato<br />
si uniscono a brandelli di presente,<br />
ti esalta l’acqua e al gusto del salato<br />
brucia la mente<br />
e ad ogni viaggio reinventarsi un mito<br />
a ogni incontro ridisegnare il mondo<br />
e perdersi nel gusto del proibito<br />
sempre più in fondo. </p>
<p>E andare in giorni bianchi come arsura,<br />
soffio di vento e forza delle braccia,<br />
mano al timone e sguardo nella pura<br />
schiuma che lascia effimera una traccia;<br />
andare nella notte che ti avvolge,,<br />
scrutando delle stelle il tremolare<br />
in alto l’Orsa è un segno che ti volge<br />
diritta verso il nord della Polare.<br />
E andare come spinto dal destino<br />
verso una guerra, verso l’avventura<br />
e tornare contro ogni vaticino<br />
contro gli Dei e contro la paura. </p>
<p>E andare verso isole incantate,<br />
verso altri amori, verso forze arcane,<br />
compagni persi e navi naufragate;<br />
per mesi, anni, o soltanto settimane?<br />
La memoria confonde e dà l’oblio,<br />
chi era Nausicaa, e dove le sirene?<br />
Circe e Calypso perse nel brusio<br />
di voci che non so legare assieme.<br />
Mi sfuggono il timone, vela, remo,<br />
la frattura fra inizio ed il finire,<br />
l’urlo dell’accecato Polifemo<br />
ed il mio navigare per fuggire. </p>
<p>E fuggendo si muore e la mia morte<br />
sento vicina quando tutto tace<br />
sul mare, e maledico la mia sorte<br />
non trovo pace<br />
forse perché sono rimasto solo,<br />
ma allora non tremava la mia mano<br />
e i remi mutai in ali al folle volo<br />
oltre l’umano. </p>
<p>La via del mare segna false rotte,<br />
ingannevole in mare ogni tracciato,<br />
solo leggende perse nella notte<br />
perenne di chi un giorno mi ha cantato<br />
donandomi però un’eterna vita<br />
racchiusa in versi, in ritmi, in una rima,<br />
dandomi ancora la gioia infinita<br />
di entrare in porti sconosciuti prima. </p>
<p>Marta</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: MM</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/un-benvenuto-ai-naviganti-180.html#comment-23</link>
		<dc:creator>MM</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 17:11:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.michelmartone.org/un-benvenuto-ai-naviganti-180.html#comment-23</guid>
		<description>emanuele ha centrato il punto 

itakapress deve essere una rete delle reti o meglio di tutti i vostri siti personali

a voi la sfida del digital divide 

io ci sto provando, spero di poter contare sul vostro aiuto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>emanuele ha centrato il punto </p>
<p>itakapress deve essere una rete delle reti o meglio di tutti i vostri siti personali</p>
<p>a voi la sfida del digital divide </p>
<p>io ci sto provando, spero di poter contare sul vostro aiuto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Emanuele</title>
		<link>http://www.michelmartone.org/un-benvenuto-ai-naviganti-180.html#comment-10</link>
		<dc:creator>Emanuele</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jun 2008 16:03:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.michelmartone.org/un-benvenuto-ai-naviganti-180.html#comment-10</guid>
		<description>Itaka cresce. Ora tocca agli Itakesi.

Internet ripropone la più antica e affascinante sfida che esista per gli uomini di pensiero: la necessità vitale di non rimanere delle isole, individui chiusi nei propri microcosmi, ottusi all’altro e al diverso. Internet è, innanzitutto, interazione: il blog esiste perché esista il confronto delle idee. E allora invito tutti a crearsi un proprio spazio, a fondare un proprio credo intellettuale, ma, al tempo stesso, a riunirsi tra le navate di quest’unica ed ecumenica “Cattedrale dell’opinione” che è Itaka. In attesa che Itakapress.org sia pienamente in funzione, non c’è modo migliore di stuzzicare i nostri neuroni che commentare i fatti più importanti dell’attualità vista attraverso la lente d’ingrandimento di chi ha reso possibile la nostra navigazione, anche nel web.

Un saluto agli Itakesi.

Un ringraziamento al Professore per l’occasione offerta a tutti noi.



Emanuele</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Itaka cresce. Ora tocca agli Itakesi.</p>
<p>Internet ripropone la più antica e affascinante sfida che esista per gli uomini di pensiero: la necessità vitale di non rimanere delle isole, individui chiusi nei propri microcosmi, ottusi all’altro e al diverso. Internet è, innanzitutto, interazione: il blog esiste perché esista il confronto delle idee. E allora invito tutti a crearsi un proprio spazio, a fondare un proprio credo intellettuale, ma, al tempo stesso, a riunirsi tra le navate di quest’unica ed ecumenica “Cattedrale dell’opinione” che è Itaka. In attesa che Itakapress.org sia pienamente in funzione, non c’è modo migliore di stuzzicare i nostri neuroni che commentare i fatti più importanti dell’attualità vista attraverso la lente d’ingrandimento di chi ha reso possibile la nostra navigazione, anche nel web.</p>
<p>Un saluto agli Itakesi.</p>
<p>Un ringraziamento al Professore per l’occasione offerta a tutti noi.</p>
<p>Emanuele</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

