Un salto di qualità nella strategia anticrisi: riduzione dell’Irap e tutela dell’occupazione

 

E’ un articolo di sei mesi fa per il sole 24 ore che mi sembra tornato di attualità 

Anche a seguito dell’approvazione del pacchetto di misure anticrisi, il nostro sistema di ammortizzatori sociali mantiene un grave limite, che è anzitutto culturale: sostiene, per quanto può, le imprese in difficoltà, ma non premia quelle che meritano. Come invece, sarebbe necessario per reagire alla drammatica crisi che si è abbattuta sull’economia globale.

Mi spiego meglio.  Con i provvedimenti appena adottati, il Governo ha stanziato oltre 8 miliardi di euro per estendere, per l’anno in corso, i trattamenti di cigs e mobilità anche alle imprese che in precedenza non ne potevano usufruire.  Così, a seguito di questi provvedimenti, anche le piccole e medie imprese in crisi che abbiano raggiunto un accordo con i sindacati e le Regioni, potranno usufruire degli ammortizzatori sociali in deroga e così porre a carico del bilancio dello Stato le retribuzioni dei dipendenti interessati dalle, speriamo provvisorie, riduzioni del personale.

Si tratta di provvedimenti importanti, che assicurano una boccata di ossigeno alle imprese in difficoltà nella speranza che la crisi, o se si vuole l’apnea, non duri troppo a lungo, ma che sono ispirati ad una logica puramente difensiva.

Ed infatti, con questi provvedimenti, lo Stato aiuta le imprese che decidono di procedere sulla via delle riduzioni di personale con il consenso dei sindacati,  ma non si prende cura di migliorare la competitività di quelle che cercano di reagire alla crisi salvaguardando i livelli occupazionali.  Eppure anche queste imprese, sulle quali graverà il compito di far ripartire il paese non appena la crisi attenuerà la sua morsa, sono state colpite dalle restrizioni del credito bancario e pagano un costo del lavoro tra i più alti d’Europa, a causa dei tanti contributi e delle troppe tasse. Tra le quali c’è, appunto, l’Irap. Ovvero una tassa particolarmente odiosa, per almeno due ragioni: 1) grava sul costo del lavoro e quindi la devono pagare le imprese che salvaguardano i livelli occupazionali ma non quelle che licenziano; 2) è indeducibile, e quindi deve essere pagata anche dalle imprese che chiudono l’anno con i bilanci in perdita.

Si arriva così al paradosso di un sistema che sostiene, attraverso gli aiuti di Stato, le imprese  che decidono di ridurre il personale, mentre, a fine anno, costringe a pagare l’Irap, ovvero una tassa che si calcola anche sul costo del lavoro, proprio le imprese che, con grandi sacrifici, cercano di fronteggiare la crisi economica senza licenziare dipendenti.

Perciò, in questo momento di crisi economica, sarebbe auspicabile che la strategia anticrisi del Governo facesse un salto di qualità, anche sotto il profilo culturale, per cominciare a tutelare, oltre alle imprese che sono costrette a licenziare, anche quelle che hanno il coraggio di assumere. Magari cominciando a tagliare l’Irap alle piccole e medie imprese (con meno di 250 dipendenti e fino a 50 milioni di fatturato) che, nel corso dell’anno, sono riuscite a mantenere i livelli occupazionali, senza chiedere l’intervento dello Stato e degli ammortizzatori sociali in deroga, oppure consentendo a queste ultime di dedurre dalla base imponibile Irap almeno il costo del lavoro per l’anno 2009.

In questo modo, senza aggravare eccessivamente il bilancio dello Stato ( limitando, cioè, lo sgravio alle sole piccole e medie imprese che non hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali in deroga e che chiudono l’anno con i bilanci in perdita), si introdurrebbe un incentivo di nuova  generazione che produrrebbe due effetti positivi. Da un lato, potrebbe spingere alcuni imprenditori ancora indecisi ad evitare di ricorrere alla mobilità e alla cigs, così riducendo i costi per ammortizzatori sociali a carico del bilancio dello Stato,  e dall’altro libererebbe, magari solo per quest’anno, da una tassa ingiusta quegli imprenditori che, pur chiudendo l’anno in perdita, cercano di superare la crisi economica senza fare ricorso a licenziamenti e aiuti di Stato.

Qualora questa misura dovesse essere ritenuta troppo costosa per il bilancio dello Stato, ci si potrebbe allora limitare a consentire la deducibilità dalla base imponibile Irap del costo del lavoro riferibile ai contratti di lavoro di collaborazione a progetto e a termine scaduti e rinnovati nel corso del 2009. Sarebbe comunque un importante segno di reazione alla crisi, perché nei momenti di difficoltà oltre a difendersi è necessario reagire, magari scommettendo sulle capacità di quei precari che fin qui hanno pagato il prezzo più alto alla crisi.

michel martone

 

 

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9 Commenti per “Un salto di qualità nella strategia anticrisi: riduzione dell’Irap e tutela dell’occupazione”


  1. 1 francesco saitto

    mi sembra una buona proposta, soprattutto nell’ottica di una prossima abrogazione totale dell’IRAP prevista anche dalla delega sul federalismo fiscale. Insomma, potrebbe essere una sorta di prova generale a carattere premiale…anche se, comunque, il gettito IRAP da qualche parte dovrà essere ripreso, infatti, per quanto questa imposta sia considerata particolarmente odiosa, garantisce notevoli entrate in gran parte destinate alla spesa sanitaria, tuttavia quid agendum?…

  2. 2 MM

    è indubbio che, in questi tempi di crisi, il gettito dell’irap dovrebe essere recuperato, ma potremmo adottare misure incentivante, ad esempio tassando chi non fa la raccolta differenziata

  3. 3 federico

    Le misure prospettate sono indubbiamente ragionevoli e condivisibili. Ho tuttavia l’impressione che, alla luce dei dati recentemente diffusi da Bankit sul calo delle entrate fiscali (ad eccezione di quelle sui consumi) e sul record registrato dal debito pubblico, non sussistano le condizioni di compatibilità finanziaria per implementare le predette misure.

    Dove trovare, allora, le necessarie risorse per rispondere adeguatamente ai morsi della crisi e, prospetticamente, per dotare anche l’Italia di un moderno ed efficiente sistema di ammortizzatori sociali?

    La necessità di riformare strutturalmente i grandi capitoli di spesa del nostro Paese è stata più volte ben evidenziata e argomentata su questo blog.

    Esiste un ulteriore capitolo, quello fiscale, rispetto al quale credo opportuno riportare uno stralcio di alcuni dati ufficiali pubblicati dall’Agenzia delle Entrate (dati dichiarazioni anno di imposta 2004, medie nazionali per tipologia di attività): a) Baristi, euro 13.433,87; b) Tassisti, euro 11.516,99; c) Commercio, ingrosso, abbigliamento, euro 20.232,82. Inutile precisare che trattasi di importi lordi.

    In occasione del recente G-20 sono emersi orientamenti di fermo contrasto ai paradisi fiscali. Spero che, in tale ampio schema di carattere globale, finalizzato a ripristinare il rispetto delle regole, la nostra classe politica, al netto di qualsiasi intento “persecutorio”, ponga la questione fiscale al vertice della propria agenda.

  4. 4 MM

    concordo con federico, la questione fiscale potrebbe costituire il primo reale banco di prova, per dare senso e sostanza a quella meritocrazia di cui tanti parlano senza costrutto

  5. 5 Daniela Di Pancrazio

    Sono pienamente d’accordo.E’ indispensabile un vero e proprio cambiamento culturale che ci permetta di iniziare ad aiutare e premiare chi realmente lo merita e non chiunque ed indistintamente . Le soluzioni proposte nell’articolo sono più che giuste il problema è che si scelgono sempre quelle sbagliate.Suppongo perchè siano le meno impegnative e perchè forse non si crede davvero nella necessità del cambiamento.
    La meritocrazia è sulla bocca di tutti ma perchè nessuno s’impegna in concreto per introdurre riforme ,a partire da quella fiscale,che premi realmente il merito ?

  6. 6 FedericaMM

    Proprio l’altro giorno leggevo sul sole 24 h, degli IRAP-days. Di finanza pubblica non c’ho mai capito un granchè,quindi mi è sembrato importante provare a farmene un’idea. Il 7 e l’8 luglio 2009 sarà avviata dalla Corte costituzionale una discussione sulla leggittimità del divieto di scontare la quota di Irap che grava su costo del lavoro e oneri finanziari dall’imponibile Irpef o Ires. La questione è stata sollevata da diverse Commissioni negli anni passati(Parma,Bologna,Chieti) e l’ultima invece risale al 3 Aprile e proviene da Bologna.
    I numerosi processi sulla legittimità dell’imposta( come quello promosso da Jacobs dinanzi alla Corte di Giustizia Europea) mi hanno portato a pensare che le deduzioni apportate fino ad oggi alla tassa non la abbiano resa comunque sopportabile.Per l’idea che sono riuscita a farmene, mi sento di concordare con il professore :é infatti oggettivamente paradossale che delle società già in crisi, debbano impantanarsi ulteriormente per il pagamento di un’imposta statale che non solo limita gravemente la redditività ma contribuisce a ingrossare la fila,già strapiena,dei cassa integrati. Come per la proposta sulle tasse universitarie,sono d’accordo anche con quest’altra sua idea.
    A Jacobs andò male,la Corte dichiarò la compatibilità dell’irap con il diritto comunitario;adesso però tocca alla Corte Costituzionale:staremo a vedere cosa accadrà..

  7. 7 Graziano

    Sono perfettamente d’accordo con Francesco e sorge in me lo stesso dubbio perchè con un debito pubblico come il nostro si deve stare attenti ad ogni mossa. Mi chiedo anche se il federalismo non dilanierà ancora di più le casse dello Stato.

  8. 8 MM

    caro graziano, sicuramente questo è il rischio, per questo interesse dei giovani è anche quello di vigilare sulla spesa pubblica

  9. 9 scrooge

    mi pare una proposta molto intelligente.
    In generale ogni riduzione o abolizione di una tassa dovrebbe essere legata ad un qualche principio premiante.

    Mi piacerebbe fare un altro esempio sull’onere contributivo per i lavori a-tipici, ma sarei off-topic. Sarà per la prossima!

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