Un’altra primavera all’Angelo Mai

angelo-mai.jpgLo spazio è unico. C’è un arioso cortile interno, ampi locali, un piccolo teatro dalla limpida acustica e, dulcis in fundo, una chiesa sconsacrata che emana potenti vibrazioni. E questa meraviglia, un po’ fatiscente, si trova al centro di Roma, nella “suburra” tanto cara al Belli. E’ l’Angelo Mai, nel rione Monti.

Un tempo c’era un convitto, dove i giovani venivano formati alla cultura umanistica e religiosa. Oggi è conteso tra quelli che vogliono farne un centro commerciale, quelli che preferirebbero una scuola media e quelli che vorrebbero farne un rifugio per i “senza casa” che ospita anche una “serra creativa”.

Uno scontro tra diverse visioni che merita alcune considerazioni. Perchè riguarda lo sviluppo urbanistico del rione monti, il I, e più in generale quello della stessa città eterna, popolata di turisti e commercianti, ma ignorata dalla classe creativa globale e lontana dai circuiti dell’economia della cultura.

Ma procediamo con ordine e per somme linee, partendo dall’inizio. Una quindicina di anni fa, l’Angelo Mai viene abbandonato. Si fanno avanti gli interessi, si ravvivano gli appetiti, si avanzano diverse proposte di riqualificazione e, infine, prevale quella di farci un bel centro commerciale. Un altro, sempre nel cuore di Roma, ma in una zona finora esclusa dai circuiti dello shopping di massa.

Terrorizzati dall’idea, i monticiani, così si chiamano gli abitanti del rione, si mobilitano. E’ la stagione dei girotondi e loro, stringendosi le mani, invece di contestare Berlusconi, circondano l’antico convitto per impedire che venga trasformato nell’ennesima mecca per fanatici dell’acquisto del sabato pomeriggio.

La battaglia è dura, ma alla fine la solidarietà rionale viene premiata. Tramontata l’idea del centro commerciale, si decide di fare dell’Angelo Mai una scuola per almeno 400 bambini, quelli che oggi vanno al Viscontino, più tanti altri. E in più si decide di restaurare i fatiscenti spazi della scuola media per dare vita ad un’imponente Casa del turismo.

In attesa che cominci l’operazione, però, alcuni senza casa occupano l’Angelo Mai. Ci vanno venticinque famiglie. E i piani superiori del convitto, dopo 15 anni di abbandono, tornano a vivere. Si aprono le finestre e il cortile si anima di vita. Il tutto, non bisogna dimenticarlo, in spregio della proprietà privata. Per realizzare, con la forza, un sedicente “diritto alla casa” a cui purtroppo non si riesce a dare attuazione.

Passa qualche mese, alcuni ragazzi cominciano a bazzicare l’antico convitto, attratti dal teatro e dalla chiesa sconsacrata. Ci girano attorno, gli sembra un miracolo che nel cuore di Roma ci sia ancora uno spazio libero per poter fare cultura senza dover pagare un affitto. Gli “okkupanti”, li invitano a far vivere gli spazi scenici. E loro accolgono l’invito.

Comincia così una straordinaria convivenza tra senza casa e giovani artisti. Anzi giovani tout court. Si fa teatro, poi cinema, poi arte, e poi cominciano le serate della milonga. L’angelo Mai si anima di una strana forza, giovane e creativa. (Dovevate vederli, l’altra notte, quei ragazzi, sospesi tra sogno e realtà, che ballavano la milonga accompagnati da ritmi argentini e post-moderni!).

Parte il tam tam clandestino, imprescindibile corollario di qualsiasi movimento undergound, e l’antico convitto diventa meta di giovani, artisti, anche affermati, e persino di una ciclofficina che si propone di promuovere l’utilizzo della bicicletta per ridurre l’inquinamento. Tutti, soprattutto gli stranieri, si stupiscono che, nel cuore della città eterna, ci sia uno spazio, come l’Angelo Mai, dove la solidarietà stringe i senza casa e la classe creativa. L’ “Angelo Mai” diventa fermento di idee e catalizzatore di esperienze artistiche. Il germoglio di una “factory” di nuova generazione in cui si svolgono mostre e proiezioni e spettacoli e concerti, come quello di Vinicio Capossela in orari mai visti. Ma anche goffe performance teatrali e curiose installazioni artistiche. Poco importa. Quel che conta è che l’accesso sia libero, che tutti, bravi e meno bravi, vi trovino ospitalità e che non si paghi il biglietto d’entrata.

Nel frattempo, il Comune comincia a premere per liberare quegli spazi, che sono occupati da persone senza titolo. Si fa paladino dei bambini del Viscontino, che hanno anche loro diritto ad una scuola più bella e che finiscono per essere contrapposti agli occupanti dell’Angelo Mai. (l’ennesimo scontro tra deboli da cui, si spera, non esca vincente la Casa del turismo!).

Parte la trattativa, il Comune si impegna a trovare una casa per i senza tetto, fa alcune nebulose offerte agli artisti. Ma la trattativa fallisce, gli “okkupanti” non voglio lasciare l’Angelo Mai.

E tra qualche giorno dovrebbe esserci lo sgombero.

Ora, è vero che quei ragazzi, come d’altra parte i senza casa, non hanno “diritto” di tenersi l’Angelo Mai. Tanti cercano luoghi per dormire o esprimersi in libertà. Ma è altrettanto vero che a Monti, come d’altra parte in Italia, ci sono sempre meno bambini. E se una scuola è sicuramente meglio di un centro commerciale, 400 genitori che ogni mattina portano, presumibilmente in macchina, e magari con la “suv”, i loro bambini a scuola parcheggiando in doppia fila su via del boschetto, non sembrano la scelta migliore per la conservazione urbanistica dell'”habitat monticano”. E, a maggior ragione, non sembra un’idea geniale quella di creare un’altra casa del turismo negli spazi lasciati liberi dal Viscontino. Non foss’altro che, in questo momento, Roma ha certamente maggiore bisogno di luoghi creativi che non dell’ennesima struttura di accoglienza per turisti che cercano il Colosseo.

Caro Sindaco. La nostra città è piena di cattedrali dove si dovrebbe fare cultura, ma manca la vita. All’Angelo Mai c’è la vita e si comincia a fare cultura. Quella, più o meno buona ma sicuramente vera, che nasce dal basso. Sarà merito delle vibrazioni che emana quell’incredibile luogo o forse della straordinaria solidarietà che si è creata tra senza casa e giovani artisti. Poco importa. Ciò che conta è che, in una città costellata di cattedrali abbandonate e monumenti pieni di turisti, l’Angelo Mai, pur con tanti limiti, sia un luogo vivo e creativo.

E’ proprio sicuro che questa bizzarra esperienza di solidarietà tra senza tetto e giovani giullari non meriti, almeno, un’altra primavera?



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